Certificato medico retroattivo: quando è valido e cosa rischia il lavoratore

Ti svegli una mattina con febbre e malessere, ma non riesci a contattare subito il medico di base. A questo punto nasce un dubbio: è possibile far decorrere il certificato dal giorno in cui sono iniziati i sintomi?

In linea generale, il principio è che il certificato di malattia abbia validità dal giorno in cui il medico visita il paziente e accerta lo stato morboso, andando di fatto a coprire il periodo decorrente dalla data della visita in poi. Ma è sempre così?

Ed è proprio qui che entra in gioco il c.d. “certificato medico retroattivo”, ossia una certificazione sanitaria con cui il medico dichiara che lo stato di malattia del paziente è iniziato in una data precedente rispetto a quella di emissione del certificato stesso.

La regola generale è che la retrodatazione non sia ammessa, poiché il medico può certificare soltanto una condizione clinica direttamente verificata. Esiste, però, un’eccezione riconosciuta dall’INPS con circolare n. 147/1996: nel caso di richiesta tempestiva di visita domiciliare, effettuata entro le ore 10 del mattino nei giorni feriali, il certificato può coprire anche il giorno precedente alla visita.

Diverso è, invece, il caso della visita ambulatoriale. Se il lavoratore si reca dal medico uno o più giorni dopo l’inizio dei sintomi, i giorni precedenti alla visita rischiano di restare scoperti da certificazione medica. In tali ipotesi, il datore di lavoro può considerare l’assenza non giustificata ai fini retributivi, con possibili decurtazioni in busta paga o ulteriori conseguenze previste dal contratto collettivo applicato.

Per evitare contestazioni, è quindi fondamentale comunicare tempestivamente l’assenza al datore di lavoro e contattare il medico il prima possibile, richiedendo eventualmente una visita domiciliare qualora le condizioni di salute impediscano di recarsi in ambulatorio.

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