Pacchetto sicurezza: quali effetti su manifestazioni e diritto di sciopero

Il nuovo pacchetto sicurezza introduce diverse misure che incidono direttamente sulle manifestazioni pubbliche e sulle forme di protesta collettiva. Alcune novità riguardano, in particolare, l’ampliamento dei poteri delle autorità di pubblica sicurezza.

Tra le modifiche più rilevanti vi è l’estensione del cosiddetto DASPO urbano, che potrà essere applicato anche a persone denunciate negli ultimi anni per fatti avvenuti durante manifestazioni. In pratica, un cittadino potrebbe essere allontanato da determinate zone della città o da eventi pubblici anche prima di una condanna definitiva. La sola denuncia, spesso inconciliabile con il concetto di condanna e, pertanto, non assimilabile a una sentenza passata in giudicato, non consente, a parere di chi scrive, di determinare una limitazione dei diritti costituzionalmente garantiti, quali la libera circolazione, lo studio, il lavoro o l’accesso alle cure.

Il pacchetto prevede, inoltre, nuove misure accessorie irrogate dal Giudice in caso di condanna, quali il divieto di partecipare a manifestazioni e l’obbligo di firma in questura.

Un’altra novità riguarda le manifestazioni non preavvisate: al posto del processo penale sono previste sanzioni amministrative molto elevate, che possono arrivare fino a 10.000 euro, anche per chi abbia semplicemente pubblicizzato la protesta sui social, ampliando di fatto in modo generico la platea dei soggetti che, anche solo ricondividendo post inerenti alla manifestazione o condividendone le rivendicazioni, potrebbero essere sottoposti a un procedimento.

Le norme introducono inoltre strumenti come il fermo preventivo fino a 12 ore per persone ritenute potenzialmente pericolose, rimettendo tale valutazione a un giudizio discrezionale delle forze dell’ordine.

Tali misure potrebbero avere effetti rilevanti sul diritto di sciopero e sul diritto di manifestare, diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione. Si attendono, pertanto, i primi ricorsi con richiesta di rinvio alla Corte costituzionale per una valutazione delle norme.

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