Una recente decisione del Consiglio di Stato (sentenza n. 9805/2025) ha rafforzato in modo significativo il ruolo dell’Ispettorato del lavoro nella tutela delle retribuzioni dei lavoratori.
Secondo i giudici, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro non deve limitarsi a verificare in modo formale quale contratto collettivo venga applicato dall’azienda. Può invece valutare concretamente se la retribuzione corrisposta ai lavoratori sia realmente adeguata.
Il parametro di riferimento è l’Articolo 36 della Costituzione italiana, che garantisce a ogni lavoratore una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa.
Il Consiglio di Stato ha chiarito che, nell’esercizio del cosiddetto potere di disposizione, l’Ispettorato può intervenire anche quando il contratto collettivo applicato risulta, nei fatti, incapace di garantire salari adeguati.
In questi casi l’organo ispettivo può ordinare al datore di lavoro di adeguare il trattamento economico dei dipendenti e, se necessario, applicare un contratto collettivo diverso che garantisca livelli retributivi più conformi ai principi costituzionali.
Tale novità modifica l’attuale sistema del nostro ordinamento ove, sino ad ora, tale facoltà era stata sempre demandata al Giudice del Lavoro il quale solo con sentenza poteva pervenire alla effettiva tutela dei lavoratori.
La decisione nasce da un caso relativo ai lavoratori dei servizi fiduciari di vigilanza non armata, che percepivano circa 930 euro lordi mensili per oltre 170 ore di lavoro. Secondo i giudici, una retribuzione così bassa rischia di costringere i lavoratori a ricorrere sistematicamente allo straordinario per raggiungere un reddito dignitoso.
Con questa pronuncia il Consiglio di Stato ha quindi riconosciuto un ruolo molto importante all’Ispettorato del lavoro: non solo controllare il rispetto formale delle regole, ma intervenire concretamente per garantire che la retribuzione sia realmente adeguata ai principi della Costituzione.